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Autoritratto, 1937


Dialogo (ci si prova)


25 settembre 2007

Ahmadì e le "esecuzioni democratiche"

                            

Credo che oggi, poco prima che venisse eletta Miss Italia 2007, abbiamo avuto la possibilità di assistere ad un avvenimento storico quale l’intervento del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad alla Columbia University di New York.
Oggigiorno, le lezioni di storia e l’imponenza dei mezzi di comunicazione non lasciano uno spiraglio ad alcuna scusante che giustifichi ignoranza o lassismo. Oggi, non solo è impossibile dire “non sapevamo”, ma è anche impensabile affermare “non ci interessa” o - ancora peggio - “non possiamo fare niente”.
Credo che Lee Bollinger, Presidente della Columbia University, abbia compiuto un gesto eroico, nel mondo del politically correct. C’è chi dice che non si invita un ospite, anche se non particolarmente gradito, per poi contestarlo pubblicamente ancora prima che abbia parlato. E’ verissimo. Secondo le regole civili di comunicazione. Ma qui non stiamo giocando a canasta, qui non si può perdere tempo col rispetto del protocollo diplomatico o del bon ton. Non quando abbiamo davanti un “petty and cruel dictator”, un vile, crudele dittatore, per dirla con le parole dello stesso Bollinger.
Era da ieri che aspettavo questo evento. Fremevo. Non sapevo che cosa sarebbe successo e di certo non conoscevo le intenzioni di Bollinger. Vedevo però positivamente l’idea di un dibattito pubblico, più che per il rispetto del principio della libertà di espressione (perché per dare la parola a un criminale, esistono i tribunali), per la curiosità di sapere come cavolo pensava Ahmadinejad di presentarsi alla popolazione nel suo nemico numero 1 (a parimerito con Israele), e come avrebbe reagito il pubblico.

Il dibattito è durato parecchio e su internet non è disponibile un unico filmato, almeno per il momento. Vi ripropongo però uno dei momenti clue del discorso di Ahmedì, a meno 2 min e 15 sec. dalla fine del video qui sopra: il “Noi li uccidiamo democraticamente…in piazza!” (titolo liberamente ispirato dalle parole di Ahmadì: “And some of these punishments, very few, are carried in the public eye, before the public eye. It's a law, based on democratic principles”). Nonché: “In Iran non abbiamo omosessuali, come nel vostro paese. Non abbiamo questo fenomeno, non so chi vi abbia detto che ce l’abbiamo”. (Grandi risate e fischi del pubblico - menomale...).

Dall’introduzione di Bollinger, che trovate per intero qui, vi ripropongo alcune delle domande che egli indirizza ad Ahmadì:

  • Why have women, members of the Baha’i faith, homosexuals and so many of our academic colleagues become targets of persecution in your country?
  • Why are you so afraid of Iranian citizens expressing their opinions for change?
  • Will you cease this outrage? (n.d.r.: la negazione dell’Olocausto, che, nel suo discordo Bollinger definisce l’evento maggiormente documentato della storia umana, sostenendo che chi lo nega fa della pericolosa propaganda per gli ignoranti, mentre si dimostra ridicolo - provocativo o totalmente ignorante – davanti a un pubblico come quello della Columbia U.).
  • Columbia has over 800 alumni currently living in Israel. As an institution we have deep ties with our colleagues there. I personally have spoken out in the most forceful terms against proposals to boycott Israeli scholars and universities, saying that such boycotts might as well include Columbia. More than 400 college and university presidents in this country have joined in that statement. My question, then, is: Do you plan on wiping us off the map, too?
  • Why do you support well-documented terrorist organizations that continue to strike at peace and democracy in the Middle East, destroying lives and civil society in the region?
  • Can you tell them and us why Iran is fighting a proxy war in Iraq by arming Shi’a militia targeting and killing U.S. troops?
  • Why does your country continue to refuse to adhere to international standards for nuclear weapons verification in defiance of agreements that you have made with the UN nuclear agency? And why have you chosen to make the people of your country vulnerable to the effects of international economic sanctions and threaten to engulf the world with nuclear annihilation?

Bollinger, nella magistrale conclusione, indovina le risposte di Ahmedì:

“Let me close with this comment. Frankly, and in all candor, Mr. President, I doubt that you will have the intellectual courage to answer these questions. But your avoiding them will in itself be meaningful to us. I do expect you to exhibit the fanatical mindset that characterizes so much of what you say and do. Fortunately, I am told by experts on your country, that this only further undermines your position in Iran with all the many good-hearted, intelligent citizens there. A year ago, I am reliably told, your preposterous and belligerent statements in this country (as in your meeting at the Council on Foreign Relations) so embarrassed sensible Iranian citizens that this led to your party’s defeat in the December mayoral elections. May this do that and more.

I am only a professor, who is also a university president, and today I feel all the weight of the modern civilized world yearning to express the revulsion at what you stand for. I only wish I could do better”.

La trascrizione dell’intervento di Ahmadinejad con le domandela trovate qui.

Ripeto, a me è parso un momento storico, nel senso di uno di quei momenti che hanno il potenziale di cambiare il corso delle cose, di penetrare le coscienze dell'opinione pubblica, in un modo o nell'altro. Ma non mi pare di aver riscontrato una sensazione di pathos simile nei mezzi di comunicazione italiani, non come in quelli israeliani o americani. Eppure non  è un problema solo dei "2 Grandi Satana".


11 ottobre 2006

ISRAELIANA E PER DI PIU' SIONISTA IN UN FORUM DI GIOVANI DAL MEDIO ORIENTE


Il vero significato della coesistenza (vedi testo perche' non e' poi cosi banale)



Sono talmene pigra che non mi va di mettermi a revisionare un mio stesso articolo per il mio stesso blog (che bello...questo blog e' mio!!). Ma da qualcosa dovro' pure iniziare...quindi mi autocito dal blog di
Barbara. (Tra l'altro, credo che tutti i potenziali frequentatori di questo blog abbiano gia' letto la seguente narrazione. Ma che aggia fa'...questo e' quello che passa er convento...

Vi propongo questo vivace e, a mio avviso, estremamente interessante resoconto di un forum di giovani dal Medio Oriente tenutosi a Istanbul. Per ragioni di sicurezza riguardanti i partecipanti – come viene spiegato nel corso della narrazione – sono stati omessi nomi e date.

Cari tutti,
forse alcuni lo sanno, forse altri no: sono in Turchia, a Istanbul, per un forum di giovani dal medioriente. 2-3 rappresentanti da 10 paesi del MO + alcuni olandesi, in quanto promotori e sovvenzionatori dell'iniziativa (tra cui la proprietaria, mia compagna di stanza, del computer dal quale vi sto scrivendo). Ragazzi ... se non mi pijia un infarto secco o esaurisco le mie lacrime in questi 5 giorni, allora credo che potrò affrontare qualsiasi situazione in futuro. Oggi ho fatto a tempo ad essere sull'orlo del suicidio e a toccare il cielo con un dito parecchie volte. Ciò che per ora è importante è che, in questo momento, a conclusione di questa lunga, stancante e snervante prima giornata, sono viva. No, scherzo: ciò che è importante è che la giornata si conclude con un ottimo sbalzo d'umore e tanti buoni propositi per domani (quando affronteremo l'argomento: Islam & democratization).
[…]
E ora, per quei 4 lettori che mi sono rimasti, ecco parte 2-3-4 etc del viaggio a Istanbul. Prima di accingermi al racconto (che a sto punto sarà ridotto a due righe, visto che mi sono già auto-stufata della mia prolissità), voglio ringraziare Massimo de Angelis, amico virtuale, per il suo interessamento alla mia incolumità in più di una mail, nella quale mi chiedeva che fine avessi fatto, se, dopo la tragicità della prima mail, ci fosse stato un seguito, se fossi tornata sana e salva in terrasanta.
Ebbene, da qui comincerò, tornata sono, salva pure, sana...beh, non stavo bene manco prima... Devo dire che è stata un'esperienza che mi ha segnata moltissimo e spero continuerà a segnarmi ancora per molto, trasformandosi in qualcosa di produttivo e non in semplici stigmate interculturali-religiose. Ma passiamo agli aneddoti. Nella mail precedente avevo fatto in tempo, prima di abbioccarmi, a descrivere solo i libanesi e il siriano, ovverosia i soggetti con i quali esisteva il più alto rischio di collisione data la mia posizione di israeliana e non solo ... perché pure sionista e neo-immigrata in Israele (reato di primo grado). Intanto, sappiate che in teoria ho già fatto il danno scrivendo i loro nomi, ma il problema mi si è palesato solo dopo 2 giorni. Infatti, i ragazzi libanesi e anche quelli palestinesi, e in parte anche il siriano, ci hanno piano piano resi partecipi di un piccolo problema di quella che viene definita, con uno storpiamento innaturale a fini sociologici del significato della parola, "normalization", cioè il fatto che nelle loro società sia vietato avere rapporti di qualsiasi natura con israeliani e ciò proprio per via della "normalizzazione del conflitto". Questo ha implicato, nel nostro caso, il fatto che il libanesi non hanno partecipato alla foto di gruppo e che in ogni comunicato ufficiale che vogliamo fare, non possiamo nominare i singoli paesi che hanno partecipato al forum, proprio per non dover creare "scomodi" accostamenti di nomi. I libanesi hanno insistito in particolare su questa problematica, dicendo che in generale dovevamo stare attenti, anche parlando con amici, a nominare la loro presenza. Conoscevo già il problema della normalization, ma non ne avevo mai avuto esperienza diretta. Quello che più mi ha ferito e sbalordito, è che persino questi stessi ragazzi, che dovrebbero rappresentare delle voci liberali, che partecipano a un incontro come il nostro in nome della Libertà e della promozione della Società Civile, persino loro mi sembrano vittime del lavaggio di cervello sociale che i loro regimi mettono in atto.
Regimi ... altro punto simpatico. Con tutto ciò che perdiamo parecchie ore a discutere su sta normalizzazione, su come poter creare iniziative nonostante questo problema non di poco conto per un gruppo che in teoria si prefigge come scopo il superamento delle barriere del pregiudizio tra i giovani di questa malaugurata zona del mondo, con tutto ciò, dico io, i libanesi definiscono il loro paese ultra democratico, una democrazia modello nel medio oriente, corredata di attivissima società civile, stando alle loro parole, dove loro possono esercitare i propri diritti come liberi cittadini. Ma io dico, un po' di coerenza ... e invece no, nessun senso critico. Ma questo di Beirut come la Parigi illuminata del Medio Oriente è un mito diffuso tra tutti i paesi arabi. (Effettivamente i libanesi sono i più "cool", belli, fighetti, molto in stile europeo).
Comunque, tornando agli aneddoti ... Allora il ragazzo libanese è piuttosto freddo e cinico nei miei confronti sin dal primo momento, quando io, ingenuamente, mi sono presentata a lui, senza sapere da quale paese provenisse: "Sharon, piacere". SHARON!!!!!!!!!!!!!!! E lui: "Non quello morto, spero". Battuta di grandissimo spirito, non so, forse pensava che la mia fosse una provocazione, o forse era prevenuto nei miei confronti dall'inizio (non so perché opto per la seconda), sta di fatto che da subito è cominciato il simpatico tormentone di questo seminario "sharon, I will kill you". Ora, il nostro baldo giovine è fortunato che una delle mie poche qualità sia l'autoironia, cosa che mi ha spinto a riderci sopra e a non reagire alla provocazione. (Questo atteggiamento rientrava nel mio piano di battaglia che avevo deciso di adottare alla partenza, cioè: lasciare a casa le mie opinioni, per quanto possibile, essere il più possibile openminded, cercando di capire il dolore del prossimo. Insomma, ridurre la mia mente a una tabula rasa, nel tentativo di acquisire fiducia agli occhi degli altri. Dopodiché far passare alcuni principi base ai quali non sono disposta a rinunciare, se vogliamo dialogare). Al terzo giorno il libanese ha smesso, probabilmente qualcuno deve avergli parlato, ma a seguito di un "disguido" avuto con una delle ragazze olandesi, che si sarebbe sentita importunata dallo stesso libanese (ecco, diciamo che secondo me, questa olandese c'aveva decisamente meno senso dell'umorismo di me ...). Cmq, per farla breve anche se breve non è, vi dico solo che all'ultimo giorno il soggetto e io avevamo ballato il tango per le strade di Istanbul e musica araba di vario genere in discoteca (e io odio ballare, altra cosa a cui ho dovuto rinunciare in nome della pace tra i popoli, oltre che alla mia catenina col ciondolo della stella di davide, dalla quale non mi separo mai da svariati anni, cioè da quando la trovai in regalo nel mishloah manot di Purim distribuito a tutti gli studenti della scuola da Rav Hizkia. Non l'ho messa perché faceva sempre parte della "strategia tabula rasa", non volevo che loro fossero prevenuti nei miei confronti, ma d'altro canto mi dovrebbero accettare così ... è stata una dura decisione, ma credo molto nobile da parte mia). Tornando al libanese, l'ultimo giorno, tra grandi baci e abbracci un po' imbarazzati, ma molto emozionanti (forse perché era il mio primo contatto con essere umano di sesso maschile da un lustro?!), mi ha chiesto scusa per come si era comportato all'inizio e che era stato uno stupido & I love you etc etc. La nostra love story finisce qui, con una foto ricordo che ritrae unicamente le nostre mani incrociate (in perfetto stile "normalization", v.s. unica foto del blog per ora). E comunque non c'era nessun pericolo che sfociasse in qualcosa di romantico, dopo che per 20 anni ho fatto overdose di libanesi ebrei a milano.
Il siriano, del quale vi ho anticipato nella mail 1, trascorreva la maggior parte del tempo in mia compagnia, spesso sparlando degli altri, lui soprattutto dei libanesi. E' un cinico adorabile, falso come i 57 morti di Qana, ma io mi ci divertivo molto. Mi ha pure invitato ad andare con lui a un matrimonio greco ortodosso al quale era invitato ad Istanbul. Sono certa che ai suoi occhi io ero solo un'Italiana e per questo oggetto delle sue simpatie. Ma anche su questo abbiamo avuto modo di discutere.
W., l'iraqeno. Per me la grande rivelazione di questo forum. L'arabo liberale dei miei sogni che cercavo da tempo. Un grande. Parlando durante una conferenza a tutto il gruppo, ha detto che bisogna stare attenti a non bersi tutto quello che i nostri regimi vorrebbero, per esempio su Israele. E' un'affermazione non da poco conto. Mi ha raccontato di come il figlio di Saddam, che adorava Spielberg, ha bandito dal giorno alla notte i suoi film quando è uscito Schindler's List; di come se ne è procurato una copia clandestina e ne sia rimasto sconvolto. Di come suo padre è stato ucciso, in un'esecuzione pubblica, da Saddam. E di come lui cerca di documentarsi da solo il più possibile su tutto, specie sull'Ebraismo, "una religione molto più simile all'Islam di quanto non ci vogliano fare credere". Di come una volta ha mandato il suo curriculum in giro per il mondo, nel disperato tentativo di uscire dall'Iraq, anche a Haifa! E di come solo il centro di Haifa gli avesse risposto, anche se negativamente. In pubblico gli hanno chiesto cos'era meglio, Saddam o gli americani e lui ha, giustamente, risposto: "E' come se mi chiedessi: preferisci morire di cancro o di AIDS?". E poi rideva, ridevamo tutti. Ogni tanto mi estraniavo dal contesto e ci osservavo: situazione assurda! Con W., Z. (gli iraqeni) e M. (siriano) ho anche trascorso i due giorni in più che sono rimasta a Istanbul. Facendo turismo, divertendoci, essendo ragazzi normali. Ci sono tanti soggetti interessanti, come l'egiziana che è una ragazza-madre, famosissima nel mondo arabo, perchè ha avuto un figlio, senza essere sposata ufficialmente, con un famoso attore egiziano, che si spaccia pure per molto pio, il quale non ha ovviamente voluto riconoscere il figlio. Un figlio illegittimo in Egitto equivale al nulla, solo in rarissimi casi ha un certificato di nascita e, come dice lei, "è candidato ad essere un potenziale terrorista nel giro di 15 anni". Lei ha condotto per 2 anni una battaglia giuridica che alla fine ha vinto il ricorso in appello, costringendo il padre a fare il test del DNA e a dare alla figlia il suo nome, cosa che garantisce pure alla madre gli alimenti. Una battaglia civile condotta da una donna che si spera creerà il precedente giuridico per altri casi simili. Lei si chiama Hind el-Hinnawy, se vi va cercate su google. Ma tra tutti i soggetti che vi sto descrivendo, dovendo tagliare corto perché non ce la faccio veramente più a scrivere e immagino nemmeno voi a leggere, l'altro israeliano che era con me è di gran lunga la figura più lontana da me, paradossalmente. Per me è stato molto più difficile relazionarmi a lui che non a tutti gli altri, i "nemici". Forse perché si definisce anti-sionista. Forse perché è a favore di uno stato binazionale, nel quale la componente ebraica scomparirebbe in breve tempo, invece che di 2 popoli-2 democrazie, una soluzione oggigiorno accettata dal mondo arabo liberale. O forse perché sosteneva che, dati i problemi di "normalization" dei quali vi ho parlato sopra, allora un giusto compromesso sarebbe che gli israeliani semplicemente NON PARTECIPASSERO a questo tipo di iniziative. Pensate che quando se ne è uscito con questa geniale trovata, addirittura molti degli altri ragazzi, tra cui la libanese musulmana, hanno protestato, dicendo che Israele è una realtà esistente nel Medio Oriente, che non si può ignorare né sconfiggere, quindi dobbiamo collaborare (cioè: se non ci fosse sarebbe meglio, non possiamo distruggerla perché è troppo forte, quindi siamo costretti ad accettarla. Vabbè, concedo loro questo ragionamento ... non si può mica pretendere). Per non parlare dei palestinesi che mi dicevano che non sopportano i libanesi, che non si identificano col termine "arabo", però poi pubblicamente erano pappa e ciccia con tutti gli altri e in particolare proprio con gli stessi libanesi. E il siriano che condivideva queste osservazioni con me! Insomma, concludendo, e poi non ci sentiamo più per i prossimi 20 anni, nell'incontro ho avuto la possibilità di constatare con i miei occhi una realtà della quale sono ferma sostenitrice: cioè che i paesi arabi, anzi meglio musulmani perché così ci mettiamo pure Turchia e Iran, si odiano profondamente tra loro e l'unica cosa che li unisce è l'odio nei confronti di Israele e devono proprio ringraziare Allah che esiste Israele, che, concentrando i loro sforzi distruttivi su se stessa, previene lo scoppio di un'ennesima "fitna", cioè "tentazione satanica, la guerra tra fratelli", ma molto più grande e distruttiva di quelle che hanno sempre lacerato i vari imperi musulmani. Purtroppo questi ragazzi non sono immuni dall'omertà in nome di questo pseudo-sentimento di fratellanza. Il che rende difficile una collaborazione. Ci vuole molto coraggio e sono in pochi quelli che osano sfidare non solo i propri regimi, ma soprattutto le convenzioni sociali vigenti nelle proprie società. D'altro canto, le tensioni e le falsità da un lato e i buoni rapporti che si sono creati dall'altro, sono testimoni della complessità della situazione. O forse della sua semplicità: siamo solo ragazzi. Dobbiamo tentare di estraniarci dall'educazione della quale siamo impregnati quotidianamente e vivere i rapporti tra di noi nella maniera più normale possibile. Storicamente i libanesi e i palestinesi e i siriani si odiano. Agli egiziani pure non je scuce un baffo dei palestinesi. Tutti odiano gli israeliani. Eppure eravamo lì, e scherzavamo. Io sono una caccoletta in questo mondo, non farò grandi cambiamenti (soprattutto se deciderò di optare sull'opzione "tranquillità" per il mio futuro). Ma, nel mio piccolo, mi sono presa un impegno uscita da questo forum, un progetto sull'utopico andante, del quale spero potrò raccontarvi particolari quando saprò se procederemo o no. Intanto, vi saluto, voi 4, 5 lettori che mi state ancora seguendo.
A presto, Sharon [Nizza]

Credo che questa narrazione, così fresca e spontanea, possa offrire qualche utile spunto di riflessione. O, mal che vada, almeno una piacevole lettura.

barbara




permalink | inviato da il 11/10/2006 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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