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Autoritratto, 1937


Diario


27 maggio 2008

Depressioni egizie

A quasi trent'anni dalla firma degli accordi di pace tra Israele ed Egitto, l'istituzione di rapporti "normali e amichevoli" tra i due Paesi, come previsto dal paragrafo 3 di tali accordi, continua a sembrare un miraggio.

Quarantacinque ebrei di origine egiziana, provenienti da Israele e altri paesi, si accingevano ieri notte (domenica) a imbarcarsi sul volo Elal diretto al Cairo, per trascorrere cinque giorni all'insegna del "ritorno alle origini": la maggior parte di essi, dopo essere stati espulsi o aver abbandonato l'Egitto per lo più tra il 1948 e il 1956, vi faceva ritorno per la prima volta. La presidentessa dell'Associazione israeliana amici Israele-Egitto, organizzatrice del viaggio, aveva programmato tutto seguendo le direttive degli ufficiali di sicurezza egiziani, ai quali erano stati trasmessi tabella di marcia e lista dei relatori e che avevano garantito una sorveglianza continua da parte dei servizi di sicurezza egiziani.

Mia mamma, espulsa da Alessandria nel 1949, dopo che suo padre era stato internato per 10 mesi nel campo di Abou Qir per aver pubblicato un libro in cui, tra le altre cose, esprimeva simpatia per gli ideali sionisti, era emozionata all'idea di potersi ricollegare agli scritti di suo padre. L'anno scorso, in un mio viaggio in quella che sono entrata nell'ottica di considerare la mia terra d'origine, ho ritrovato nel cimitero ebraico delle tombe di familiari nonché la sua casa ad Alessandria. Un tempo era in Rue Fouad, oggi si chiama inevitabilmente Sharia' Nasser.

Tra le tappe previste dal viaggio, oltre alle mete prettamente turistiche, vi erano le poche sinagoghe rimaste a testimoniare una presenza ebraica millenaria, che nel 1937 contava 63000 anime, e il Centro Accademico Israeliano del Cairo, un'istituzione stabilita secondo lo spirito degli Accordi Culturali siglati nel 1980 tra i due Paesi. Il Centro, che non ha un corrispettivo egiziano in suolo israeliano, è attivo dal 1982 e si occupa di scambi culturali e accademici che chiaramente rasentano l'unilateralità. L'unico intellettuale egiziano che abbia mai varcato questo confine è stato lo scrittore satirico Ali Salem, che per questo motivo è stato per anni vittima di un boicottaggio nel suo Paese (e pensare che in Israele Ilan Pappe, lo storico israeliano famoso per la sua adesione ai boicottaggi britannici dell'accademia israeliana, ha continuato ad insegnare all'Università di Haifa, fino a quando non ha capito che avrebbe fatto decisamente più soldi in Inghilterra).

Ma giovedì scorso, un noto presentatore televisivo egiziano ha dedicato la sua trasmissione alla presunta "delegazione di ebrei e israeliani" che si accingeva a calcare il suolo egiziano per esigere indietro i beni confiscati dall'Egitto dopo la loro espulsione o fuga. Il presentatore non ha risparmiato i dettagli e ha specificato anche l'albergo nel quale avrebbe dovuto alloggiare il gruppo. La mattina seguente, l'albergo in questione aveva annullato la prenotazione e non si è fatta attendere una comunicazione da parte dell'agenzia viaggi, che non si poteva più fare carico della sicurezza del gruppo. Insomma, saltato tutto, con grande rammarico dei partecipanti. "Avevo rimosso dalla mia mente l'Egitto", mi ha detto mia mamma. "Memore di quanto aveva scritto il nonno e dell'amore e riconoscenza per quella Terra che esprimeva nei suoi scritti, avevo deciso di tornarci. Ma non ho intenzione di rinunciare alla mia identità ebraica né a quella israeliana per poter visitare questo Paese. Belle le Piramidi, ma ci sono tanti altri Paesi che non ho visitato e finché non mi accetteranno per quello che sono, possono aspettare".

E' vero che esistono gruppi che – legittimamente – si occupano della questione del patrimonio perduto degli ebrei che furono costretti ad abbandonare tutto, o quasi, da un giorno all'altro. "Come ladri nella notte", recita il titolo del libro testimonianza di Carolina Delburgo, che lasciò l'Egitto con la famiglia nel 1956, a seguito della crisi di Suez. Lo scopo principale di quest'attività è quello di porre all'attenzione pubblica la questione dimenticata dei profughi ebrei del 1948. Ma, oltre a rappresentare un tentativo limitato e perlopiù sconosciuto, quest'operato non gode nemmeno di alcun appoggio istituzionale, non da parte d'Israele, né della comunità internazionale nella figura dell'ONU, la stessa che invece creò, nel 1949, l'UNRWA, l'"Agenzia ONU di Soccorso e Lavoro per i Profughi Palestinesi nel Vicino Oriente", che singolarmente si distingue dalla UNHCR, ovvero l'Alto Commissariato dello stesso ONU per i rifugiati (ossia tutti gli altri rifugiati del globo, eccetto quelli Palestinesi).

Nonostante ciò, l'esiguo gruppo in questione non era intenzionato minimamente a "battere cassa" alla frontiera egiziana, ma forse, piuttosto, a chiudere i conti con quella che hanno considerato, loro stessi o i loro genitori, la Patria. Visitare per l'ultima volta, per togliersi l'amaro di bocca, per pensare a come ridimensionare i loro sentimenti nel contesto delle relazioni attuali tra Israele e Egitto, per guardare al futuro perché ormai le loro vite se le sono ricostruite al di fuori dell'Egitto, rimboccandosi le mani, in silenzio, privi di aiuti internazionali e senza bisogno di recitare il ruolo delle vittime perenni.

E invece si trovano a disfare le valigie con un senso d'impotenza e molta rabbia. Ma, d'altro canto, cosa ci si poteva aspettare da uno Stato che vende, quantomeno in una libreria nei pressi della piazza centrale Midan al-Tahrir, i "Protocolli dei Savi di Sion" come se fosse un best seller uscito ieri?

L'afflusso turistico e il tentativo di approccio accademico culturale dimostrano che Israele si aspetta di aprire una nuova pagina, mentre in Egitto per ora aspettano che anche i 120 ebrei che rimangono tra Alessandria e il Cairo schiattino.


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permalink | inviato da sharonlapaz il 27/5/2008 alle 2:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


22 novembre 2007

30 anni di pace fredda. Pace. All'anima sua.

                                        

                                                         Tomba di Sadat (m. 6/10/1981, il Cairo)

 Il 19 Novembre 1977 atterrava il Presidente Anwar Sadat all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dando così ufficialmente inizio al processo di pace israelo-egiziano. Sono 7 mesi che aspetto di scrivere questo post, e ho mancato la data di 2 giorni. Porca miseria. Non che qualcosa sia cambiato in questi 2 giorni...lo statu quo tale rimane. Molto di quello che potrei dire su questa pace fredda, sui sentimenti che provo per quel dittatore coraggioso, uomo di guerra e pace, è espresso in questo scambio di messaggi che sta avendo luogo su Facebook da qualche giorno tra un ragazzo egiziano e me. Questa è la realtà dei fatti. Ho riflettuto se rendere pubblico su questo blog il suo nome, perché per un egiziano "non sta bene" avere contatti con un'israeliana. Poi ho pensato: ma chi diamine lo vede il mio blog? E, a parte ciò, questa esposizione è il genere di atto di cui oggigiorno abbiamo bisogno se vogliamo dare un senso esteso a questa pace trentennale.

Inbox: "Wondering"

Between You and Mahmoud Wanas

 
5:52pm November 11th
 
hello
I'm just wondering why u join Egypt network...!!!!!!!!!
 
12:33am November 12th

At the beginning it was a mistake (I didn't know that you can join just 2 networks and then you can't change them for a while). And afterwards I just forgot about that.
But the real reason is that actually my mom was born in Alexandria and expelled with all her family in '48, when she was 3 years old.
I had a trip to Egypt this summer and I felt very well there, I met a lot of nice and interesting people, now I want to come back to study there for a period.
I hope it answers your question...
 
5:11pm November 13th
 
A very simple but a complicated question
"Do u accept to marry an Egyptian?"
I'm not talking about myself or u ,it's about the concept
 
3:17am November 14th

I don't want to get married at all...so I solve a lot of problems!

Anyway, why this question?
 
4:09pm November 14th
In the news here in Egypt they talk about lot of Egyptians who go to Israel and marry Israeli's girls
They saied that they are about 250 thousands egyptian

what do think about it???
 
2:00am November 15th

Hi Mahmoud,
As far as I know, those numbers are exaggerated. It's quite impossible. Maybe 10,000 maximum, most of whom are married with Arab Israelis.
Anyway, I don't see the problem: according to Islam, it's not forbidden for a Muslim man to marry a Jewish (or Christian) woman. And, as for the political aspect of the issue, Egypt and Israel have signed a peace agreement in 1979...
By the way: on November 20 it will be 30 years since Anwar Sadat's visit in Israel.

About marriages, check this: http://weekly.ahram.org.eg/2005/758/feature.htm

and: http://www.sandmonkey.org/2007/11/12/on-the-impending-danger-of-having-israeli-wives/
 
2:58am November 16th
 
Yes u are right a Muslim man can marry Christian or newish girl
and also he can have 4 wives at the same time

about the number 250 is really too much
i get this number fo a Arabic news website
u are more correct
by the way why u don't think about marriage at all?
is that normal?
 
4:03am November 16th

I don't think about marriage at this stage of my life, I'm 24, I feel still young and the entire life is in front of me. Maybe things will change in future, if I meet the right person.
I just see so much suffering among married people, and the number of infidelties just increases in all the world. For sure I'm not intentioned to get married just to fill the loneliness, and afterwords to have an "affair"...
 
4:06am November 16th

and, sorry, but, what the hell is "normal"? Who decides that?
I mean, for sure to get married in a "normal" social convention, not a biological one. I don't think that people who don't get married are "not normal". Maybe they are brave to oppose the social accepted mainstream.
 
5:20pm November 20th
I'm with u about that, me too don't think about marriage in this time of my life
Not before 30 or before I meet someone who attract me enough to make it earlier
Actually I thought u are one of those homosexual people who don't think about marriage at all. -sorry for saying that-
Anyway after 30 years of Sadat visit to Israel the relations normalization between the two nations may exist on the political side, but not yet on the people side
Most of people here don't feel comfort with it. what about people there??
 
Today at 1:31am

you are touching a sore point with this question about normalization...
I can tell you that in Israel, every person I know and I meet, would love to have normal relationship with Egypt. We are just waiting for that. We are ready. You can see it, for example, by the fact that there is a lot of Israeli tourims in Sinai and some even in Cairo, ALex etc (that is less becauseof the securoty problems). You can see that by the fact that in 1982, just 2 years after signing Camp David peace agreements, the Israelis established in Cairo the "Israel Academic Center", which works nonstop since than. You can see it by the fac that on the occurrance of the 30 years of Sadat's visit, in Israel we have been discussing about the issue, in a really positive way, we have done ceremonies to remember the event, there is an exhibition...there is a journalist that came to Egypt to make some reports about our "cold peace" status.

May I just refer you to a post I prepared for this important anniversary for a website I manage? It is partly in Italian, partly in Hebrew, but I would like you to see the video. The post is here: http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=6&Id=1834
It is titled "A great man is not enough for peace".
Under the video there is a a row in bold with 2 links in blue to Sadat and Begin speeches at Knesset on that historic day.

If you want, here there is also an english video, that can help you to understand how Israelis feel with that event: http://www.youtube.com/watch?v=JBOd7D6V1p8

and I suggest you these article to have a good view of the opinions'panorama:

"In Sadat's footsteps?"
http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=7&Id=1832

(Sadat's grave picture in this post, I've taken this august, when I've been in Egypt for 1 month)

"Thank you, Egypt"
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3473031,00.html

I agree with both the authors, but more with the first one. I think that all the idea of panarabism is dead, never worked, there is a lot of hypocrisy in it. So every Arab country should think about its own interests. But, on the other hand, doesn't matter the status of relationships...it is so important to us to have peace with Egypt, a peace that, notwithstanding all the difficulties, resists already 30 years. So we are grateful to Egypt and to Sadat.

Actually, when I've been in Egypt, I met a lot of persons, young guys and adults: I never had problems when I told I'm Israeli. On the contrary, they welcomed me very well (and the fact that my family is Egyptian increased the sympathy to me). I saw a lot of will to normalize the relationship, a lot of interest in the other, a lot of tiredness towards politcs and politically correctness.

I'm sorry for being too lengthy, but is a such important issue for me...!

It's great to have this exchange with you! Thanks,

Sharon

TO BE CONTINUED... (Forse)


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permalink | inviato da sharonlapaz il 22/11/2007 alle 2:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
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