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Autoritratto, 1937


Diario


3 ottobre 2007

Solidarietà ai bloggers cinesi e routine di ipocrisie

                                          

Sottoscrivi con noi una richiesta al Ministero degli Esteri Italiano per chiedere, visto il recente gemellaggio culturale, di intervenire presso il Governo Cinese.

ABBIAMO BISOGNO DELLA TUA VOCE

Per aderire: lascia un messaggio qui o scrivi a:
esperim06@yahoo.it e prontaapartire@yahoo.it

E mentre prolificano campagne online per la libertà di espressione, per il rispetto dei diritti umani, l'ONU continua a non smentirsi mai.
Nel novembre 2006  si è riunito per la prima volta ad Atene l'Internet Governance Forum, un organismo delle Nazioni Unite il cui motto è: "INTERNET SHOULD BE ACCESSIBLE, USABLE AND SAFE". Ecco, sapete dov'è programmato l'incontro del 2009 di questo Forum?
Forse i più scaltri tra i miei 4,7 lettori ci sono già arrivati: in Egitto.
Ovviamente l'Egitto rientra tra i 13 paesi considerati "nemici di internet", secondo una nota di "Reporters without borders". E, con tutto il rispetto, ce ne si poteva accorgere anche senza i Reporters senza frontiere, basta aver seguito un po' le vicende del blogger egiziano Abdul Kareem Nabeel Suleiman, alias Kareem Amer, da quasi un anno in carcere, condannato a 4 anni (3 per vilipendio alla religione e 1 per insulto a Mubarak). Tanto che anche i promotori stessi della campagna mediatica per la liberazione di Kareem, coordinata perlopiù dal Canada e dagli USA, hanno iniziato una campagna di tartassamento epistolare rivolta agli organizzatori del Forum.
Credo sia esattamente per questo che è stato deciso di tenere in Egitto la conferenza su internet: rientra perfettamente nella logica dell'ONU, la stessa che stabilisce che Iran, Libia, Cuba e Pakistan facciano parte del comitato organizzativo della Seconda Conferenza Contro il Razzismo (Durban II).
Quindi sono tranquilla perché rientra tutto nella norma. Non c'è nuovo sotto il sole e noi si continua la nostra vita tra un'accusa di razzismo e l'altra. Routine.


25 settembre 2007

Ahmadì e le "esecuzioni democratiche"

                            

Credo che oggi, poco prima che venisse eletta Miss Italia 2007, abbiamo avuto la possibilità di assistere ad un avvenimento storico quale l’intervento del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad alla Columbia University di New York.
Oggigiorno, le lezioni di storia e l’imponenza dei mezzi di comunicazione non lasciano uno spiraglio ad alcuna scusante che giustifichi ignoranza o lassismo. Oggi, non solo è impossibile dire “non sapevamo”, ma è anche impensabile affermare “non ci interessa” o - ancora peggio - “non possiamo fare niente”.
Credo che Lee Bollinger, Presidente della Columbia University, abbia compiuto un gesto eroico, nel mondo del politically correct. C’è chi dice che non si invita un ospite, anche se non particolarmente gradito, per poi contestarlo pubblicamente ancora prima che abbia parlato. E’ verissimo. Secondo le regole civili di comunicazione. Ma qui non stiamo giocando a canasta, qui non si può perdere tempo col rispetto del protocollo diplomatico o del bon ton. Non quando abbiamo davanti un “petty and cruel dictator”, un vile, crudele dittatore, per dirla con le parole dello stesso Bollinger.
Era da ieri che aspettavo questo evento. Fremevo. Non sapevo che cosa sarebbe successo e di certo non conoscevo le intenzioni di Bollinger. Vedevo però positivamente l’idea di un dibattito pubblico, più che per il rispetto del principio della libertà di espressione (perché per dare la parola a un criminale, esistono i tribunali), per la curiosità di sapere come cavolo pensava Ahmadinejad di presentarsi alla popolazione nel suo nemico numero 1 (a parimerito con Israele), e come avrebbe reagito il pubblico.

Il dibattito è durato parecchio e su internet non è disponibile un unico filmato, almeno per il momento. Vi ripropongo però uno dei momenti clue del discorso di Ahmedì, a meno 2 min e 15 sec. dalla fine del video qui sopra: il “Noi li uccidiamo democraticamente…in piazza!” (titolo liberamente ispirato dalle parole di Ahmadì: “And some of these punishments, very few, are carried in the public eye, before the public eye. It's a law, based on democratic principles”). Nonché: “In Iran non abbiamo omosessuali, come nel vostro paese. Non abbiamo questo fenomeno, non so chi vi abbia detto che ce l’abbiamo”. (Grandi risate e fischi del pubblico - menomale...).

Dall’introduzione di Bollinger, che trovate per intero qui, vi ripropongo alcune delle domande che egli indirizza ad Ahmadì:

  • Why have women, members of the Baha’i faith, homosexuals and so many of our academic colleagues become targets of persecution in your country?
  • Why are you so afraid of Iranian citizens expressing their opinions for change?
  • Will you cease this outrage? (n.d.r.: la negazione dell’Olocausto, che, nel suo discordo Bollinger definisce l’evento maggiormente documentato della storia umana, sostenendo che chi lo nega fa della pericolosa propaganda per gli ignoranti, mentre si dimostra ridicolo - provocativo o totalmente ignorante – davanti a un pubblico come quello della Columbia U.).
  • Columbia has over 800 alumni currently living in Israel. As an institution we have deep ties with our colleagues there. I personally have spoken out in the most forceful terms against proposals to boycott Israeli scholars and universities, saying that such boycotts might as well include Columbia. More than 400 college and university presidents in this country have joined in that statement. My question, then, is: Do you plan on wiping us off the map, too?
  • Why do you support well-documented terrorist organizations that continue to strike at peace and democracy in the Middle East, destroying lives and civil society in the region?
  • Can you tell them and us why Iran is fighting a proxy war in Iraq by arming Shi’a militia targeting and killing U.S. troops?
  • Why does your country continue to refuse to adhere to international standards for nuclear weapons verification in defiance of agreements that you have made with the UN nuclear agency? And why have you chosen to make the people of your country vulnerable to the effects of international economic sanctions and threaten to engulf the world with nuclear annihilation?

Bollinger, nella magistrale conclusione, indovina le risposte di Ahmedì:

“Let me close with this comment. Frankly, and in all candor, Mr. President, I doubt that you will have the intellectual courage to answer these questions. But your avoiding them will in itself be meaningful to us. I do expect you to exhibit the fanatical mindset that characterizes so much of what you say and do. Fortunately, I am told by experts on your country, that this only further undermines your position in Iran with all the many good-hearted, intelligent citizens there. A year ago, I am reliably told, your preposterous and belligerent statements in this country (as in your meeting at the Council on Foreign Relations) so embarrassed sensible Iranian citizens that this led to your party’s defeat in the December mayoral elections. May this do that and more.

I am only a professor, who is also a university president, and today I feel all the weight of the modern civilized world yearning to express the revulsion at what you stand for. I only wish I could do better”.

La trascrizione dell’intervento di Ahmadinejad con le domandela trovate qui.

Ripeto, a me è parso un momento storico, nel senso di uno di quei momenti che hanno il potenziale di cambiare il corso delle cose, di penetrare le coscienze dell'opinione pubblica, in un modo o nell'altro. Ma non mi pare di aver riscontrato una sensazione di pathos simile nei mezzi di comunicazione italiani, non come in quelli israeliani o americani. Eppure non  è un problema solo dei "2 Grandi Satana".

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